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Il Ministero della Salute interviene sul tema 'contaminazione da semi di senape' con la nota n. prot. DGSAN del 10.12.2021

18/01/2022

Ecco i punti più rilevanti "al fine di fornire un'adeguata informazione al consumatore e la piena tutela della sicurezza alimentare".

PUÒ CONTENERE SENAPE

"Qualora non possa essere esclusa la presenza accidentale di senape nel prodotto finito, si raccomanda agli OSA di ricorrere ad avvertenze di etichettatura del tipo 'può contenere senape'. Tenuto conto della difficile gestione di una contaminazione tanto improvvisa quanto diffusa, e della difficoltà a provvedere in tempi rapidi alla stampa di nuove etichette, si fornisce di seguito una descrizione dei sistemi di informazione al consumatore da utilizzare transitoriamente, in vista dell'adeguamento progressivo delle etichette".

1) PER GLI INCARTI IN GIACENZA GIÀ ACQUISTATI

"Per gli incarti in giacenza già acquistati, l'introduzione, attraverso il getto d'inchiostro (sistema utilizzabile solitamente nell'area dedicata al TMC) di una frase sulla possibile presenza di senape, ad es. 'può contenere tracce di senape' ed eventualmente in aggiunta il rinvio ad un'apposita pagine del sito aziendale in cui sono riportati gli allergeni accidentalmente presenti. In tale pagina potrà, inoltre, essere inserita una descrizione del fenomeno delle contaminazioni accidentali, del sistema di approvvigionamento delle materie prime interessate ed altri aspetti di specifico interesse per il consumatore".

2) PER I PRODOTTI GIÀ A SCAFFALE

"Per i prodotti già a scaffale, il ricorso a vari strumenti volti ad informare tempestivamente il consumatore circa la possibile presenza dell'allergene senape nello specifico prodotto mediante avvisi nei punti vendita con apposita cartellonistica ed eventualmente, in aggiunta, ulteriori informazioni da inserire nei social, siti aziendali ecc. Questa forma di comunicazione deve avvenire anche per i prodotti già commercializzati all'estero".

"Le suddette informazioni si devono applicare anche alle farine vendute tal quali ai consumatori".

Fonte: Diritto Alimentare

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